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La pianta dell’olivo
L’olivo appartiene alla famiglia “oleaceae”, specie “plea europea sativa”, la famiglia delle oleacee comprende varie specie spontanee ed ornamentali, arbusti ed alberi fra i quali l’olivo è l’unico a produrre frutti commestibili. L’olivo è una pianta arborea sempreverde. Che può raggiungere i 20 metri di altezza, allo stato naturale può presentare più tronchi provenienti dalla stessa base o pedale. Infatti una delle proprietà peculiari di questa pianta è la sua capacità rigenerativa a partire da strutture dette “ovuli” distribuiti soprattutto nel pedale e lungo il fusto. Queste formazioni sono ricchi di gemme e permettono alla pianta di emettere sempre nuovi germogli prolungando la vita per secoli o millenni. Gli olivi più antichi sono caratterizzati da numerosi fusti posti intorno a uno spazio centrale svuotato dalla scomparsa dei tronchi più vecchi. Questa proprietà autorigenerativa permette di poter mantenere vivi gli impianti olivicoli anche in seguito a gravi danneggiamenti, alla morte del tronco o della chioma. Le radici sono piuttosto superficiali a causa della temuta asfissia radicale e nelle piante vecchie risultano molto espanse in senso laterale. La loro profondità dipende, comunque dal tipo di terreno e dal clima, essendo più profonde nei terreni sabbiosi ed in climi caldo-aridi (fino a 6mt. di profondità e 12mt. di larghezza) e più superficiali nei terreni argillosi ed in climi umidi (profondità massima60-80cm.). Il tronco con il passare del tempo perde la regolarità della forma cilindrica per assumere un aspetto contorto e spesso scavato nell’interno a causa della “carie del legno”, una malattia fungina molto diffusa. Rimangono così, le cosiddette “corde”, costole legnose che portano i fasci vascolari linfatici direttamente dalle radici alle ramificazioni principali. I rami hanno un aspetto eretto o pendulo in funzione alle diverse varietà. I rami di un anno sono dei tipi a frutto, misti e a legno, quest’ultimi detti “succhioni” quando si sviluppano dal tronco o dalle branchie, o “polloni” quando si sviluppano direttamente dalle radici. Al contrario dei rami misti o a frutto prendono origine dalle branchie di due anni ed il loro insieme costituisce la “branchetta fruttifera” considerata l’unità produttiva della pianta. Le foglie hanno una vita media di due tre anni, sono di forma più o meno ovale o lanceolata in funzione della varietà. La pagina della foglia inferiore si distingue da quella superiore oltre che per la colorazione (verde in quella superiore argentea in quella inferiore) anche per la presenza degli “stomi”, aperture microscopiche che favoriscono gli scambi gassosi della foglia con l’atmosfera, indispensabili per assicurare la fotosintesi della pianta. Gli stomi sono protetti da una fitta peluria che conferisce il riflesso grigio-argenteo e l’opacità a questa parte della foglia e cosa più importante, regolarizza il flusso d’aria e vapore acqueo che la pianta scambia con l’ambiente esterno per attuare la fotosintesi. La fioritura avviene in due fasi: la mignolatura o comparsa delle infiorescenze e la fioritura vera e propria. La differenziazione delle gemme da vegetative a frutto, segue un processo basato sulla precedente fioritura. Ovvero, se abbiamo un annata abbondante di frutto , è da presupporre che l’annata successiva sia meno fruttifera. Questo perché la pianta ha bisogno non solo di riprodursi (producendo frutti che porteranno seme, ossia il nocciolo), ma anche di accrescersi vegetativamente. Tale suo spontaneo alternarsi di maggiore o minore sviluppo di gemme da frutto e vegetative è chiamato alternanza. Va però precisato che le gemme a frutto tendono ha svilupparsi nelle ascelle fogliari dei rami penduli che hanno un anno di età; mentre quelle vegetative si sviluppano omogeneamente su tutta la pianta. Possiamo noi distribuire in maniera più proporzionata questa differenziazione con la potatura di Marzo, ovvero quando la pianta si risveglia dal suo stato di quiescenza (letargo invernale). La maggior parte dei fiori non riesce ad essere feconda adeguatamente e per questo cade dalla pianta (fenomeno della “colatura”) mentre quelli fecondati danno luogo all’accrescimento del frutto che avviene in tre differenti fasi. La prima fase avviene per “divisione cellulare” e comporta un accrescimento volumetrico modesto. Segue “l’indurimento del nocciolo” che avviene tra luglio e agosto in seguito alla quale si verifica un “ingrossamento cellulare” per accumulo di acqua nei tessuti dell’oliva che porta il frutto a raggiungere il volume di maturazione finale. Considerando che anche dopo l’allegagione una parte dei fiori subisce una “cascola fisioligica”, portando a maturazione solo il 15-20% dei frutti allegati, si può stimare che generalmente solo l’1% dei fiori prodotti si trasforma in oliva matura. Le olive sono costituite per il 70-90% dalla polpa la cui composizione è: - Acqua 75-80% - Lipidi (olio) 6-25% - Zuccheri solubili 2.1-6.3% - Proteine 1-3% - Fibre 1-4% La pianta dell’olivo si ottiene in due diversi modi: l’olivo da talea e l’olivo per innesto. 1°) la propagazione dell’olivo da talea è oggi sicuramente il metodo più diffuso. Questa tecnica richiede operazioni meno complicate del sistema a innesto, però non tutte le varietà sono capaci di radicare con questo sistema. Il ciclo di produzione inizia con il prelievo dalle piante madri di rametti di un anno. Questi vengono tagliati ad una lunghezza di 4-5 nodi; viene effettuato un taglio poco sotto il primo nodo (talea) e si defogliano i due nodi soprastanti. La base della talea viene immersa per pochi secondi in una soluzione idroalcolica e collocata nei bancali di radicazione, questi sono dei cassoni di cemento profondi 25cm. il cui fondo deve essere riscaldato e riempito per circa 15cm. da un substrato inerte di perlite. La perlite è un minerale granuloso di colore bianco, ottenuto mediante un trattamento termico di una roccia vulcanica, la “riolite” ed è un ottimo substrato che offre un elevata garanzia di ossigenazione e permeabilità. In questo, una volta bagnato e accuratamente amalgamato, viene infilato la talea per una profondità di 3-4 cm. . Le foglie delle talee devono essere frequentemente irrorate con acqua finemente nebulizzata per circa 60-70 giorni. Una volta ottenuto le barbatelle (talee radicate), vengono estirpate dal substrato ed alloggiate nei vasetti contenenti un terriccio a base di torba, pomice e sostanze organiche. barbatelle radicate 2°) la moltiplicazione degli olivi per innesto è una tecnica che prevede fasi operative altamente specialistiche. Per la produzione di questi partiamo dai noccioli, dai quali si ottengono i semenzai (piante di olivo dette comunemente “selvatiche”) dove verrà praticato l’innesto. A fine Luglio, i noccioli vengono sottoposti ad un trattamento idratante di circa tre settimane per favorire la germinazione. La semina dei noccioli avviene a fine Agosto su idonei substrati. I noccioli iniziano a germogliare a fine Settembre inizio Ottobre. Il periodo di germinazione si conclude a fine Gennaio. In primavera, Aprile-Maggio, avvengono le operazioni di trapianto nei semenzai. Le piante con 6-8 foglie (3-4 palchi) vengono tolte dal semenzaio e piantate nel “nestaio” disponendole in quadrato ad una distanza di 8-10cm. . In Marzo vengono prelevate le “marze”, ovvero rami di un anno di età ben legnificati. Nel mese di Aprile, quando le piante sono in “succhio” si effettua l’innesto. Prendiamo i semenzai che hanno raggiunto i 4-6mm. di diametro e vengono tagliati a 5cm. dal suolo in modo obliquo. L’innestino a questo punto effettua un’incisione longitudinale sulla corteccia. Con la lama di un coltello solleva i lembi della corteccia incisa e vi inserisce la marza con un solo nodo e le foglie spuntate, anche questo tagliato in obliquo. Con un laccio di gomma stringe fortemente le superfici di taglio messe a contatto e conclude sigillando con cera di api. A Novembre, le piante hanno raggiunto ormai un altezza di60-80cm. e vengono tolte dalla festaiola e messe in vasi di plastica.
barbatelle radicate
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innesto ultimato
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